Il calcio, molto di più di un semplice gioco

Molto di più un semplice gioco o sport
Ecco cosa ci insegna lo sport più bello e crudele del mondo sul piano sportivo e non solo.

Il calcio non solo è lo sport più praticato in Italia, ma anche quello più seguito. La maggior parte dei ragazzi ha, dentro di sé, il sogno di diventare un grande calciatore, una vita a prima vista facile. In realtà, non è così perché enormi sono i sacrifici cui i professionisti sono sottoposti e solo la convinzione di non mollare mai può aiutarli ad andare avanti.
I tifosi, però, rendono il calcio molto più di un gioco; un vero e proprio stile di vita, ricco di emozioni che per 90 minuti portano il tifoso lontano da problemi personali, rendendolo libero.

 
Un modo di dire vuole che <<noi italiani perdiamo le guerre come se fossero partite di calcio, mentre perdiamo partite di calcio come se fossero guerre>>. Niente di più vero! Siamo un popolo romantico e, quando sentiamo parlare di calcio o nel mentre di una partita decisiva, diventiamo un po’ come “l’Orlando innamorato”, folgorati non da una donna, ma da quel pallone e da quei 22 ragazzi che gli corrono dietro.
Nelle scorse settimane, abbiamo assistito a due favole con un finale diverso, quelle di Roma e Juve. Due favole da raccontare a chi non crede nei propri mezzi, due favole con epiloghi diversi, ma che restano legate da un unico filo conduttore: la determinazione. La determinazione di un essere umano è molto più grande di qualsiasi difficoltà. Il calcio insegna che solo credendoci, senza dare nulla per scontato, si possono raggiungere obiettivi che sembrano impossibili da conseguire.

 
Negli ultimi anni il calcio vero, basato su sogni, speranze e amore, è stato superato da un altro tipo di calcio, quello fondato sui soldi; oggi molti calciatori lasciano la propria squadra per andare in un’altra, a volte addirittura in quella rivale, per un “milioncino” in più. Dopo il ritiro di Francesco Totti, storico capitano della Roma, Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Javier Zanetti e altri ancora, l’era dei calciatori innamorati è a fine corsa e pochi sono rimasti i fedelissimi alla maglia.

 

Emblema del calcio attuale sono soprattutto gli agenti dei calciatori, concentrati sull’obiettivo di far soldi anche a costo di andare contro i propri clienti. In questi giorni, ad esempio, non si parla altro che del “caso Donnarumma”, il portiere del Milan che in molti vorrebbero già ex a cause delle sue ultime deludenti prestazioni. Purtroppo i tifosi spesso perdono di vista la realtà, dimenticando presto che Gigio Donnarumma è un ragazzino del 1999, che gli errori li fanno tutti, figuriamoci un ragazzo di 19 anni che gioca nel ruolo più difficile di questo sport.
Forse, per riscattarsi da questo momento buio, dovrebbe, per un attimo, pensare a quando era un bimbo e giocava con i suoi amici e ricordarsi il perché gioca a calcio. A calcio si gioca per divertirsi, non solo per guadagnare o vincere, il calcio aiuta ad essere felici e a dimenticare i momenti bui, che prima o poi finiscono, così come finirà anche quello di Gianluigi Donnarumma, con senza fischio dell’arbitro.

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