Intervista con Giancarlo Rossini, presidente della Polisportiva Battipagliese

Presidente, partiamo con una domanda personale: lei è stato un ex giocatore della Polisportiva fino alla stagione 1987/1988 quando è entrato in Società. Che ricordi ha di quel cambio di casacca?
Certamente è più bello quando si gioca, si hanno meno pensieri. Penso sia stato qualcosa di naturale vista la mia passione, potremmo definirla malattia, che è la pallacanestro. Una passione che io vivo con piacere 24 ore su 24, è stata quindi una cosa naturale che io passassi dal campo alla scrivania.
Un passaggio che sono contento di aver fatto perché oggi la pallacanestro è la mia vita e ne sono molto contento.

Giancarlo RossiniLa Società dal 1963 – anno di fondazione – fino al 2008 comprendeva la sola sezione maschile. Poi, la base si è allargata. Com’è nata l’idea di una squadra femminile e perché?
La sezione femminile è nata per una specie di sfida personale perché dopo il 1998 quando abbiamo dovuto rinunciare all’A2 maschile sono rimasto da solo.
Nel 2008 ci siamo trovati a vincere il campionato regionale con un gruppo di ragazze del ’95; al che mi è venuta l’idea di costituire una prima squadra femminile visto che ogni anno eravamo costretti a cedere queste ragazze a società che poi scomparivano nel giro di poco tempo.
Dopo soli 7 anni siamo riusciti a raggiungere il campionato di serie A1. Abbiamo 15 ragazze in nazionale tra settore giovanile e nazionali maggiori, partecipiamo con il settore giovanile alle finali nazionali, lo scorso anno siamo arrivati ad un passo dal vincerle e anche quest’anno parteciperemo alle finali che si terranno a Bologna cercando di prendere quello che ci è stato tolto ingiustamente l’anno scorso.
Possiamo dire che la nostra sfida, ad oggi, è stata vinta, ma il nostro obbiettivo è quello di fortificare ancor di più il settore femminile cercando di raggiungere livelli più alti e cercando con la prima squadra di partecipare alle coppe europee.

La storia della sezione femminile è una vera e propria escalation: a cosa si deve questo grande successo?
Questo grande successo si deve agli investimenti della società. Noi con grande piacere possiamo affermare che siamo l’unica squadra in A1 che fa giocare tutte ragazze nate tra il ’94 e il ’99, siamo l’unica società che ha 26 ragazze in foresteria tutte tra il ’94 e il 2001: questo significa che noi puntiamo sui giovani.
Io nel 2011 dissi a me stesso “O lavoro sui giovani, o mi ritiro”. Posso dire che è un piacere lavorare con i giovani perché, a differenza di giocatori più anziani, che aspettano solo la fine del mese per percepire lo stipendio, i giovani hanno il piacere di giocare, di migliorare e di ottenere risultati.

Quali sono ora i vostri progetti? Qualcosa in serbo anche per i http://cialis20mgbestprice.com/ maschi?
La polisportiva Battipagliese è nata per i maschi, vanta tanti bambini iscritti al minibasket.
Dobbiamo però essere coerenti e capire il momento particolare: 4 anni fa organizzare un campionato nazionale sia maschile che femminile era molto difficile perché mancavano le basi e noi come società abbiamo pensato più al futuro che al presente: abbiamo acquistato le strutture che sono più importanti in prospettiva, piuttosto che sperperare soldi per delle squadre maschili o femminili che siano.
L’anno prossimo però avremmo intenzione, con i maschi, di tentare di vincere il campionato di serie C per approdare in serie B.
Tentare perché lo sport non è come la matematica, non c’è niente di certo, ma costruiremo una squadra forte per arrivare primi; credo che Battipaglia abbia fame e voglia di vedere anche una squadra maschile a certi livelli.

Com’è cambiata la pallacanestro dai tempi in cui giocava a oggi?
La pallacanestro ai miei tempi era fatta per il divertimento. Ci incontravamo alla palestra “De Amicis”, all’aperto e quando pioveva non potevamo fare allenamento; è cambiata nell’intensità, è cambiata nell’impegno. Oggi ci si allena anche 8 volte la settimana, noi se ne facevamo tre erano anche parecchie.
Un altro aspetto che è cambiato molto è l’abbigliamento: ai miei tempi si giocava con le converse di tela che oggi sono usate solo per il passeggio.
Il cambiamento è stato radicale, ma non solo nella pallacanestro, ma in generale nello sport: come in ogni cosa, se vuoi raggiungere dei risultati devi fare dei sacrifici; ciò significa fare più allenamenti e sacrificarti, soprattutto per ragazzi che vanno ancora a scuola.
Prima lo sport era più spensierato: noi giocavamo senza retribuzione, se qualcuno voleva poteva saltare degli allenamenti.
Parliamo di generazioni completamente differenti, ma io preferisco come si fa lo sport oggi con più serietà e impegno. Alla fine sono i risultati che parlano da soli.

Cosa sente di dire ad un giovane interessato a praticare questo sport?
Io ho iniziato a giocare a pallacanestro quando avevo 5 anni e dopo aver svolto diversi ruoli mi ritrovo a capo di questa società, la società più importante che c’è in Campania, sia per quanto riguarda il numero di iscritti, sia per i risultati nel campo femminile e proprio la mia esperienza mi porta a pensare che questo sia lo sport più bello.
Innanzitutto perché è uno sport di contatto, di squadra che permette anche a ragazzini più introversi di avere rapporti con i loro coetanei e quindi di crescere anche dal punto di vista umano.
Inoltre è uno sport che coinvolge tutti i muscoli del corpo che si pratica al coperto e in un’ambiente sano. La pallacanestro è composta da persone perbene che è una cosa importantissima.
Quindi io posso solo dire ai bambini e alle bambine: giocate a pallacanestro perché vi troverete bene.