I ragazzi di oggi e lo studio: volere, dovere o non potere?

Gli studenti, prossimi alla scelta universitaria, sono sempre più confusi rispetto alle decisioni che condizioneranno il loro futuro
In una società ormai improntata al risultato immediato, i giovani sembrano disinteressarsi sempre di più alla cultura. Le competenze teoriche, un tempo ritenute fondamentali per lo studente, sono ormai viste dai ragazzi come perdita di tempo e, addirittura, come notevole spreco di forze.

I motivi per i quali lo studio accademico viene svalutato, specialmente dai più giovani, sono vari. Primo fra tutti la mancanza di opportunità future. Eppure, mentre le possibilità e gli sbocchi lavorativi dei laureati in Italia diminuiscono considerevolmente, gli atenei universitari, paladini dello studio cercano di farsi conoscere nelle scuole con le giornate e gli incontri di orientamento.

Nonostante gli sforzi notevoli delle università, i ragazzi, prossimi a una scelta fondamentale per le loro vite, sembrano invece sempre più disorientati. Proprio per capire meglio e per trovare risposte alle nostre domande, abbiamo “passato la palla” agli stessi giocatori titolari: gli studenti del quinto anno.

I diplomandi del Liceo Scientifico  “Giovanni Da Procida” di Salerno sono stati così sottoposti ad un sondaggio, da cui è scaturito un risultato alquanto preoccupante. Sebbene ci trovassimo in un liceo, ben il 12% degli studenti ha dichiarato di non voler continuare gli studi dopo il diploma. Tale dato, piuttosto insolito e inaspettato, ci lascia perplessi sul futuro dei ragazzi, i quali dichiarano di essersi disamorati dello studio a causa della scarsità di risultati cui questo conduce.

Uno degli studenti intervistati, infatti, come risposta a una delle domande del sondaggio scrive di non avere alcun interesse nell’ approfondire le sue conoscenze poiché convinto di non riuscire a trovare lavoro in futuro, pur applicandosi nello studio. Convinzione forse un po’ estrema quella del giovane liceale salernitano?
Pur vero è che l’economia italiana è da parecchi anni in crisi e che il blocco di posti di lavoro per i giovani laureati non è stato ancora del tutto superato.

Ma la cultura serve davvero solo a “portare il piatto in tavola”?
Gli studenti sembrano aver progettato una vita secondo l’utile e non secondo il bello, lasciandosi “sedurre” dal celebre detto in latino maccheronico “studere studere post mortem quid valere?”.

La demotivazione di molti ragazzi si oppone, però, al numero ancora maggiore di quanti continuano a credere nella cultura come bene per se stessi e per la propria anima, prima che per il loro portafogli, e che, invece di abbattersi, come ha dichiarato ai nostri microfoni Domenico Tripodi (uno dei rappresentanti degli studenti dell’istituto salernitano), <<vogliono lottare per le loro opportunità nel proprio paese e farlo anche con la partecipazione dello Stato, che deve adeguarsi non solo alle richieste degli alunni, ma anche alle esigenze che il contesto storico nel quale viviamo richiede>>.

È infatti proprio grazie a questi giovani, che credono in ciò che apprendono, che l’Italia può ancora sperare nel valore della cultura vista non solo come mezzo, ma anche come fine.

 

 

Articolo scritto da Chiara Tenuta
Interviste e sondaggio a cura di Floriana Fiorentino e Jessica Barbarulo

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