Il linguaggio del cuore

Rosaria Cascio ,testimone dell’azione di don Puglisi, tra i ragazzi del “Da Procida”

«Re – cor – dare: ridare al cuore, ricordare»: queste le prime parole che la prof.ssa Rosaria Cascio, presentata agli studenti come allieva, amica e figlia spirituale di don Pino Puglisi, ha pronunciato il 25 marzo nell’aula magna del Liceo Scientifico “G. Da Procida” di Salerno.
È infatti di ricordi che la docente ha voluto parlare ai ragazzi, ricordi della sua adolescenza, di don Pino e del loro profondo legame, sensibilizzando così i giovani al tema della legalità ed infondendo in loro la speranza in un futuro migliore.

«Puglisi la parola “mafia” non l’ha mai detta, eppure è stato più volte definito dai quotidiani “prete antimafia”». Allo stesso modo, senza mai fare retorica, la prof.ssa Cascio ha educato il suo pubblico raccontando di sé, di Brancaccio e dell’uomo che ha fortemente influenzato non solo la vita dei giovani che, come lei, lo hanno seguito, ma quella dell’intero quartiere palermitano. Don Pino, riferisce la donna, ha svolto il suo ruolo di prete non solo all’interno delle quattro mura di una chiesa, ma in tutta Brancaccio.

Don Pino Puglisi

Non era un eroe, era “un uomo feriale” che ha svolto il suo lavoro con costanza e passione, portando la consapevolezza dei propri diritti dove nessuno sembrava conoscerli.

“L’uomo che sparava dritto”, così definito dai suoi parrocchiani per il suo rifiuto dei compromessi. Non è rimasto nell’ombra per paura ma si è attivato, lottando per i suoi ideali ed insegnando ai giovani a credere in un mondo diverso, a non sottostare alla sopraffazione. Era davvero vivere quello? Spiegava ai ragazzi che la vita non era fatta di violenza e di degrado, ma di valori quali l’amore, la legalità, la giustizia, la carità. Insegnava loro chi erano, quali erano i loro desideri, che la vita ha un senso solo se donata, che dalle proprie scelte dipende il presente ed il futuro anche degli altri. Padre Puglisi parlava poco ma ascoltava e testimoniava molto, aiutando tutti a scoprire la propria vocazione, il senso della vita.
Riuscì ad avviare una rivoluzione così profonda da spingere Cosa Nostra, nelle persone dei fratelli Graviano che controllavano il piccolo quartiere, ad ammazzarlo.

Rosaria Cascio più che parlare con i ragazzi, li ha affascinati. Ha trasmesso messaggi importanti, spingendo i presenti ad ascoltarsi e ad ascoltare il prossimo, anche quando questo sembra non avere niente in comune con loro, anche quando è difficile, o impossibile, avere un dialogo. Bisogna allora comunicare attraverso il linguaggio del cuore, imparando a comprendersi e ad amarsi nonostante tutto, educandosi alla tenerezza, e non, come accade comunemente tra mafiosi, all’anaffettività.

La professoressa Cascio con gli studenti del “Da Procida”

Grazie alle sue doti di empatia, alle sue parole e alle esperienze toccanti che ha raccontato e condiviso, la Cascio é riuscita a coinvolgere tutti gli studenti, ad emozionarli. Silenziosi ascoltatori in un primo momento, i giovani le hanno poi posto numerose domande su di lei, su don Puglisi e sulla condizione attuale di Brancaccio, a testimonianza che, quando si parla il linguaggio della verità, l’indifferenza può essere sconfitta.

Di Ilaria Fontana e Sabrina Colangelo

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