Dante: quello che i libri non dicono

Curiosità e chiarimenti sulla vita del sommo poeta

 

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 sotto il segno zodiacale dei gemelli; è lui stesso ad affermare che tale circostanza gli abbia  fornito una particolare intelligenza e abilità nella scrittura.

Nonostante i continui tentativi di Dante di nobilitare la sua famiglia, sul poeta grava la cattiva reputazione del padre, sospettato di usura. A suscitare questa ipotesi non sono stati i suoi contemporanei, bensì lui stesso, in uno scambio di sonetti con il suo contemporaneo Forese Donati.

Successivamente, sarà proprio la cugina di terzo grado di Forese, Gemma Donati, a sposarsi con Dante. Il matrimonio combinato dai parenti di quest’ultimo causò non pochi problemi al poeta, ancora innamorato della bella Beatrice. A parlarne è Boccaccio nel Trattatello, in cui viene descritta l’esperienza matrimoniale come piena di noie e pene. Unica nota positiva, l’arguzia della donna che – intuendo che la loro casa sarebbe stata saccheggiata dopo la condanna di Dante – decide di nascondere in un luogo sicuro – un forziere – alcuni manoscritti del marito giunti fino a noi.

 

Tra questi ritroviamo un quadernetto contenente i primi sette canti dell’inferno. Dino Frescobaldi, cui fu consegnato in seguito il documento incompleto, riuscì a inviarlo a Dante per ultimarlo. Durante il periodo dell’esilio, a partire dal 1302, Dante comincia quindi a comporre il suo capolavoro: “La Divina Commedia”.

 

Siamo tutti a conoscenza, poi, dei continui “mancamenti “di Dante, descritti non solo nel corso del suo viaggio letterario nell’oltretomba, ma anche in altri componimenti. Proprio su questa base ,verso la fine dell’Ottocento,  la psichiatria lombrosiana gli aveva diagnosticato l’epilessia, di cui pare il poeta soffrisse sin da piccolo. Questa è solo la prima delle tante ipotesi riguardo eventuali malattie che avrebbero afflitto il povero Dante. Un’altra teoria, infatti, la più accreditata tra gli storici dell’ottocento, era quella che il poeta avesse una malattia alla vista, probabilmente dovuta alle troppe ore passate a studiare. A farci credere che Dante potesse realmente soffrire di questi problemi è stata la sua grande devozione nei confronti di Santa Lucia, protettrice della vista, santa che viene anche menzionata nella Divina Commedia, in cui le è attribuito un ruolo fondamentale, ovvero fare da tramite tra Dante e Beatrice nel cammino di salvezza del poeta.

Giorgia Matarazzo e Angela Della Sala

 

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