Vincenzo Falcone: tra golosità e spettacolo

L’avventura di un giovane ambizioso di Cava De’ Tirreni che ha deciso di fondare, nella sua città natale, il suo “regno” godurioso, facendo della cittadina metelliana un luogo di ritrovo per quanti vogliono deliziare il proprio palato. Durante l’intervista dal vivo, svolta nel suo ristorante, Vincenzo è stato accogliente e cordiale e ci ha dedicato molto tempo facendoci compagnia durante tutta la cena.

Come sei venuto in contatto con il mondo della ristorazione? Cosa ti ha spinto ad aprire il tuo primo locale?

La mia è una passione di famiglia. I miei genitori fanno ristorazione da oltre 30 anni, anche se il loro era un modo diverso, incentrato più sull’intrattenimento che sul cibo. A 19 anni sono andato via di casa per seguire il mio sogno… lavorare come animatore nei villaggi, non solo perché mi piace stare in contatto con le persone ma anche perché ho sviluppato una passione per il teatro e la recitazione. Mentre lavoravo con Valtur – ero alle Maldive – una coppia di imprenditori italiani, colpiti dal mio entusiasmo, mi ha proposto di seguirli a San Diego in California per lavorare nel loro ristorante. Era sempre stato il mio sogno, per cui ho colto l’opportunità e sono partito. Nel 2014, quando sono tornato in Italia, mio padre mi propose di aprire un locale a Cava. Accettai, ma a condizione che fosse fatto a modo mio. È nato così Hamburger e Delicious.

Come nascono i tuoi piatti? A cosa si ispirano?

I miei piatti si ispirano ai tanti viaggi – sono stato in sedici Paesi – che ho fatto. Da poco sono tornato dalla Colombia dove ho scoperto tante nuove ricette che, al momento, non posso proporre qui in Italia perché non siamo ancora pronti a certi gusti. Sono sapori troppo forti e con ingredienti difficili da trovare qui. Tutti i piatti sono creati insieme con il mio team. Proponiamo le idee su un piatto e poi, insieme, le valutiamo e arriviamo alla creazione finale.

La recitazione è una delle tue grandissime passioni. Il tuo carattere esuberante ti ha permesso di fare l’animatore e di prendere parte al film “Io non ci casco”. Cosa hanno significato per te queste esperienze? In cosa la prima ti ha formato?

L’animazione mi ha fatto diventare l’uomo che sono ora. La Valtur è stata la mia università, la mia scuola di vita perché mi ha insegnato a stare a contatto con le persone, il rispetto verso il prossimo, il lavoro di squadra e ad avere sempre il sorriso. Ho anche imparato a ballare, cantare e recitare. L’animazione è la mia vita. Per quanto riguarda invece la partecipazione al film “Io non ci casco”, mio padre mi ha scelto per essere uno dei personaggi dopo avermi scartato per altri ruoli in altri film.  È stata una bellissima esperienza. Nel prossimo film, intitolato “Alessandra”, sarò uno dei protagonisti.

La recitazione e la ristorazione sembrano ambiti completamente diversi tra loro…ma, forse, c’è un filo comune che li lega. Può essere in parte vero o non c’è alcun rapporto tra queste esperienze della tua vita?

È senz’altro così, tanto è vero che recito nei miei locali. Mi diverto con i miei clienti facendo battute per strappare loro un sorriso. Pertanto, penso che sì, la ristorazione sia recitazione e viceversa.

Allora ti sentiresti di considerare la cucina un’arte alla pari della recitazione?

Senza estro creativo, non è possibile affrontare seriamente questi mestieri. Io creo i piatti esattamente come la Valtur crea gli spettacoli. I nostri piatti rispecchiano la mia personalità.

Che consigli daresti agli aspiranti ristoratori che vogliono intraprendere la tua stessa carriera?

La ristorazione è un’attività che va letteralmente sposata. Se si vuole fare ristorazione, ci si deve buttare a capofitto perché richiede molto tempo, lavoro e sacrifici. Il consiglio che do è di avere passione e determinazione, essere concentrato su ciò che si vuole fare e non avere distrazioni.

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