Francesco Palumbo, l’eclettico presidente dei giovani di Confindustria Campania

A quasi un mese dalla sua elezione di presidente, il dottore Palumbo ha rilasciato un’intervista al nostro giornale
Presidente di Medis srl, proprietario di una startup gastronomica, esperto di sicurezza sul lavoro, il neoeletto presidente dei Giovani di Confindustria Campania ci ha rilasciato un’intervista, nella quale si è spaziato dall’associazionismo ad opinioni gastronomiche e alla sicurezza sul lavoro, mettendo in risalto che l’intraprendenza non è solo una virtù, ma uno stile di vita.

Lei è il fondatore di una startup agroalimentare, fenomeno sempre più dilagante nell’orizzonte economico. Secondo la sua opinione, le startup sono da considerare aziende con minore rilevanza o il futuro dell’economia?
Le startup sono la cosa più facile da fare e la cosa più difficile da costruire. Nascono infatti da idee, paradossalmente semplici, ma l’azienda -una volta partorita- deve essere fatta rimanere sul mercato; deve sviluppare il prodotto, trovare mercato e fornitori, che è sicuramente l’ostacolo più ostico. Non a caso oggi si parla di “mortalità” delle startup: nei primi tre anni, infatti, si creano tante piccole aziende, ma quelle che riescono ad andare oltre questa soglia sono in numero esiguo. Bisogna, dunque, lavorare molto su di queste affinché diventino, per l’appunto, il futuro. Sono un ottimo punto di sbocco professionale per i giovani, soprattutto dopo la scomparsa della cultura del posto fisso. È importante, infine, che ci siano determinazione, costanza e i giusti mezzi (quali incubatori) per fare di un sogno di un giovane il futuro dell’economia.
Parliamo di gastronomia. Cibo gourmet: solo un sofisma culinario o una vera e propria filosofia alimentare?
A me non piace parlare di gourmet, in quanto è un termine francese ed, essendo italiano, preferisco definirlo “cibo d’eccellenza”. Questo vuol dire cibo di qualità, che al giorno d’oggi è l’unico punto di forza su cui si può contare nella lotta contro i propri concorrenti. Non è più possibile, infatti, levarsi sul mercato grazie al solo prezzo, ma mediante servizio offerto e qualità. Grazie al gourmet, fortunatamente la qualità sta diventando una cultura insita nelle persone, che stanno imparando a richiedere cibo d’eccellenza. Il fatto che sta diventando una cultura significa che sta crescendo come un’abitudine, e sono certo che il mercato, col tempo, renderà ragione a questa filosofia.
Lei si interessa anche di dispositivi di sicurezza e sicurezza sul lavoro. Un altro, purtroppo, drammatico fenomeno sono le morti bianche. Quanto l’economia e i magari troppo alti costi di questi dispositivi possono danneggiare l’azienda e gli operai in questo senso?
È chiaro che anche l’universo della sicurezza è una cultura, tanto è vero che nei progetti di Alternanza Scuola Lavoro – oltre a simulazione d’impresa – noi diffondiamo questa filosofia. Oggi molte imprese vengono finanziate per implementare la propria sicurezza. È chiaro che dobbiamo distinguere il singolo dispositivo dalla cultura della sicurezza, che consiste nella conoscenza e capacità nell’uso degli strumenti che possono garantirla. Fortunatamente oggi è diventato di carattere obbligatorio per le aziende investire nella sicurezza, dati anche i sempre più serrati controlli effettuati che puniscono sia amministrativamente che penalmente gli imprenditori che trasgrediscono le regole. Allo stesso modo è importante che gli stessi collaboratori attuino i dispositivi di sicurezza. È, dunque, normale allo stesso modo sia che i dipendenti partecipino a corsi di formazione sulla sicurezza, sia che le aziende dedichino tempo per essa.
La passione per l’associazionismo l’ha ereditata o è sempre stata una sua insita caratteristica?
È una mia caratteristica personale al centouno percento. Ho sempre fatto parte di associazioni anche da piccolo. È una mia passione perché mi piace condividere, stare insieme, creare armonia e lavorare in squadra. Lo faccio tutti i giorni perché i successi sono sempre di squadra e quando si lavora insieme si è sempre più forti, ecco perché l’associazione Confindustria è la “madre” di tutte le squadre.
Parliamo di Confindustria. Che cosa l’ha colpito e poi coinvolto nel mondo della stessa?
Io ho iniziato a frequentare Confindustria a ventuno anni, e rimasi colpito sicuramente dai rapporti personali e umani che si creano, che sono poi alla base per lavorare in squadra, per scambiare idee, opinioni e capire come funzionano un po’ le altre aziende. Abbiamo, inoltre, un’azienda forte che dà servizi importanti al nostro territorio e alle nostre imprese.
Dopo essere stato eletto presidente dei Giovani di Confindustria Campania, il prossimo obiettivo quale sarà, in nazionale?
Il prossimo obiettivo sarà lavorare step-by-step per la Campania e per il territorio. Non sono abituato a prefissarmi traguardi di lungo periodo per la mia carriera personale, ma per il lavoro che devo fare. Non sono mai stato attaccato alle spillette o alle poltrone, ma focalizzato sui progetti. Mi auguro sempre di crescere e realizzarne di importanti per il territorio, poi le “spillette” poco importa se arrivano, è importante investire sul territorio, per se stessi e per i propri figli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *